“I racconti del Bardo”

Correva l’anno 1371 secondo il calendario delle valli. La vita scorreva forte nei reami. Era il terzo giorno della seconda decade di Flamerule. Il sole era davvero caldo, molto più del solito. Sul molo di un piccolo villaggio a sud della costa del drago giaceva dormiente una nave dalla bandiera nera…

“Salpate, adesso…”  disse il mercante di schiavi. Il capitano della nave, un certo Jeffew, ricevuto l’ordine iniziò ad urlare e sbraitare all’equipaggio di contrabbandieri ogni sorta di insulto e malevolenza. Come loro abitudine i pirati furono rapidamente pronti a far lasciare quelle maledette acque alla “sete di sangue”. Con estrema calma, accompagnato dal dondolio del vascello, lo schiavista, il mercante zhentarim , sorseggiava con non curanza un vino di contrabbando.  Il suo nome era Datrassix, e viaggiava principalmente lungo la costa del drago assieme a quell’oscuro equipaggio e alla sua guardia del corpo o forse più correttamente il suo risolvi diatribe… un killer della peggior specie… di nome Shear’Vis.

Lo zhentarim era conosciuto sulla costa sia dalla gentaccia sia dalle forze della legge che venivano periodicamente “aiutate” con “libere donazioni”. Westgate era un porto perfetto per questo genere di affari…  il mercante era grasso e ricco, vestito lussuosamente con abiti di un rosso rubino e grossi gioielli sempre in vista.  Al contrario, Shear’Vis, l’unico elfo dell’intera combriccola di fuorilegge, era sempre solo, negli angoli più tetri. Silenzioso e furtivo sembrava non curarsi di niente ma ascoltava e osservava tutto quello che succedeva… puntualmente qualche pirata faceva battute non proprio gradite da Datrassix, e altrettanto puntualmente, spariva nella notte lasciando solamente un sorriso malvagio sul volto dell’elfo assassino…

Shear’Vis, vendicatore”

Quel pomeriggio era stato reso schiavo un gruppo di elfi adoratori del mare, seguaci di Deep Sashelas.   Bisognava partire subito perché la “merce” valeva parecchie monete. Gli elfi catturati furono imprigionati all’interno della stiva ed era compito dei pirati osservarli… tra di loro c’era una ragazza bellissima, con lunghi capelli scuri che l’avvolgevano e le davano un’aspetto ammaliante.  Aveva un abito lungo che non nascondeva le sue forme e che le dava un’aspetto semplice e misterioso. . . portava con se una mezzaluna stellata (simbolo sacro di Corellon Larethian) di una colorazione non certo usuale… era di un blu oltremare e  osservandola attentamente assomigliava ad un delfino (simbolo sacro di Deep Sashelas). Rimasi a guardare l’elfa attonito… non mi era mai capitato prima… ero nell’ombra protetto dalle tenebre eppure avrei voluto uscire alla luce… toccarla… io… ma cosa stavo dicendo? Il mio nome è Shear’Vis, assassino Zhent della rete dell’est. Proteggo Datrassix e “tengo alla larga i curiosi”. Ho ucciso centinaia di umani, elfi, nani, halfling, gnomi ed anche qualche lurido drow.  Non ho mai dimostrato debolezza ma, in quell’istante, caddi.

“I racconti del Bardo”

La nave partì  verso acque più proficue veloce come il vento accompagnata da un sacrificio umano in onore alla dea Umberlee… in poche ore iniziò la fine.  Sì alzo un vento fortissimo e in pochi minuti la burrasca si impadronì del mare. Grandi onde invadevano lo scafo mentre la forza delle raffiche di vento minacciava l’albero maestro.  L’equipaggio non riuscì a salvare le vele. Sembrava che gli dei volessero distruggerli. Il vento fischiava possente come per metterli in guardia. Il mare gorgogliava furente pregustando le sue prossime vittime. Il fulmine cadeva impazzendo nella notte soprannaturale che si era creata.

“Shear’Vis, vendicatore”

La nave era ormai persa. La furia della tempesta la stava demolendo pezzo dopo pezzo… l’equipaggio disperato tentava di salvarla ma non c’era più niente da fare… ci fù un’altra ondata violenta che ruppe la cabina di Datrassix. Il mercante cadde in mare, Deep Sashelas l’aveva ingoiato… era la fine che aspettava tutti, ormai ne ero sicuro…

“l’elfa misteriosa”

L’ombra non riusciva a nasconderlo completamente… era l’assassino dello schiavista ne ero sicura. Anche con la tempesta del mio Dio che incombeva rimaneva lì e mi osservava. Non è normale quello che sentivo. Non era odio o disprezzo. Ne indifferenza. Mi attraeva. La libertà ora non la volevo, avrei voluto solo quell’elfo schivo. Mi ricambiava gli sguardi finchè, ad un certo punto, venne avanti. Il rollio della nave era forte, ma il suo passo sembrava oltrepassare la calma più assoluta.  Mise mano alla sua arma e l’alzo di scatto verso di me. Un’attimo dopo ero libera.  Mi guardò fissa e disse: “vieni con me, la nave è condannata. Scappa.” Io non dissi niente e lo seguì. Il mio cuore batteva più forte che mai e potevo sentire il suo come fossimo una cosa sola. Aveva paura e il suo cuore batteva al mio stesso, folle, ritmo. Mi lasciai dietro i miei compagni, non me ne accorsi nemmeno. Urlavano probabilmente e mi chiedevano la libertà. Ma in quell’attimo vidi la chiglia spaccarsi e l’acqua riempire tutto. In questo attimo la mia vita finì nella felicità di aver potuto incontrarlo almeno una volta…

Shear’Vis, vendicatore”

Ero salvo. La riva mi accoglieva stremato e vivo. La pioggia costante ed il vento spazzavano la costa. Ora so che solo non sarei mai riuscito a salvarmi. Nuotai con il corpo senza vita di lei, di cui non conoscevo neanche il nome. Non avrei mai permesso di lasciarla andare così, volevo salvarla. Sapevo che potenti chierici avrebbero potuto riportarla a me.  Avrei fatto qualunque cosa…

Sulla spiaggia fu tutto chiaro. In attimo di lucida follia vidi il Dio. Deep Sashelas mi era di fronte. La pioggia cadeva violenta al suolo ma il Dio sembrava come non essere coinvolto dalla tempesta. In piedi con le braccia sui fianchi era vestito con un abito elegante e perfetto. Mistici ciondoli adornavano i boccoli dei suoi capelli mossi. Aveva un’aspetto imponente eppure mi trasmetteva tranquillità. I suoi occhi erano un vortice di emozioni altalenanti, e lo sguarda era più profondo di qualunque abisso. Bagnato fradicio senza più forze rimasi a guardalo inginocchiato ed ancora abbracciato a lei. Il Seldarine mi mise una mano sulla spalla e disse: “Per i crimini che hai commesso non meriti la vita, per la strada che hai trovato meriti la vendetta.” Non capii finchè il Dio la prese e la fece svanire come fosse un sogno… rimasi con gli occhi sbarrati e le lacrime che scendevano con forza lungo il mio viso. Sapevo che non l’avrei più rivista. Eppure rivolgendosi ancora una volta a me disse: “Il suo spirito non tornerà indietro e sarà per sempre in Arvandor”. “Hai già scelto lo so. Vivrai per ripagare vita con la morte. Chi inganna il fato dovrà essere fermato. Io ti accetto come figlio, è un grande dono e sò che lotterai per me.  Vivrai immortale nelle terre dei Seldarine al mio finaco. Così sarà solo quando il tuo destino sarà compiuto. Ora vai, il tuo cuore ti guiderà a nord del mare della luna. Cerca il tuo destino e compilo”. Svanì. Rimase sulla sabbia quel simbolo sacro. Quello che portava lei in vita. Lo presi con me. Ora sapevo cosa fare. Ero salpato con la rabbia della violenza. Ora mi incamminavo con la forza della speranza. In quel momento il cielo si apri in un arcobaleno e la pioggia cessò.