NICKADEMUS DUNDRAGON
Crescere nelle città di Westgate non fu per nulla semplice.
Il nobile tiefling Meleghost Dundragon, mio padre, serviva il signore Senza Volto e fin dall’infanzia lo seguii in ogni tipo di lavoro sporco e assistetti ad ogni tipo di atrocità.
Desiderò che seguissi le sue orme, che accrescessi il potere della nostra famiglia, così mi istruì insegnandomi i segreti dell’Arte e persuadendomi che con essa avrei ottenuto il potere e quindi il predominio sugli altri.
Trascorsi intere giornate nelle immense e vuote sale del castello e con lo studio appresi che l’arte in realtà è molto di più che un semplice mezzo per il potere, è l’essenza stessa di questo mondo, l’energia che muove ogni corpo e che accompagna le nostre vite verso il loro inesorabile destino. Savras diventò la mia vera guida, e crescendo disprezzai sempre più i compiti commissionati da Meleghost perchè mai compresi la malvagità e il guadagno fino a se stesso; questo periodo doveva finire e la svolta avvenne in una notte senza luna, quando fui incaricato di uccidere il fornaio poiché si rifiutava di pagare il suo debito per la licenza a vendere in quella zona. Colpirne uno per educarne cento quello era l’indegno scopo della mia missione.
Ma tutto cambiò quando il silenzio immobile che seguì l’assassinio del fornaio fu rotto da un singhiozzo; nascosto nell’armadietto della cucina, rannicchiato nell’angolo più buio, un bambino terrorizzato mi fissava con sguardo innocente e incredulo per l’accaduto.
In quell’istante una rabbia celata nei più recessi luoghi dell’anima e troppo a lungo trattenuta esplose; ancora adesso non ricordo con lucidità come incendiai la dimora della mia famiglia e di come fuggii da quella città maledetta.
Viaggiai a lungo dirigendomi verso nord, con in cuore la speranza di incontrare gente diversa con culture differenti, ma man mano che mi allontanai da Westgate dovetti affrontare un nuovo e terribile nemico: il pregiudizio nei confronti della mia razza, nei confronti dei miei avi, del mio passato.
Attraversai numerosi regni è l’impresa più ardua fu la battaglia che lacerava la mia anima; non avevo intenzioni malvagie, ma l’odio in cui mi imbattei nei miei viaggi alimentava continuamente la mia rabbia e non sempre riuscii a trattenerla. Molte persone morirono a causa della loro stupida arroganza.
Deluso scelsi di raggiungere l’estremo nord per allontanarmi da queste civiltà primitive che dominavano le terre centrali ma a pochi km dalla metropoli Heliogabalus fui assalito da un gruppo di briganti, che riuscii a sconfiggere grazie all’Arte anche se non fui in grado di evitare l’ultima mazzata che mi fratturò il ginocchio e mi costrinse a cadere nella neve senza alcuna possibilità di rialzarmi.
Il gelo e la frattura mi lasciarono senza forze e le poche carovane che passarono non si fermarono ad aiutare un tiefling ferito, così col passare delle ore nonostante il dolore e la rabbia la mia vista si annebbiò e persi i sensi.
Mi risvegliai accanto ad un focolare acceso con affianco un mezzelfo intento a preparare degli impacchi per il mio ginocchio, portava le insegne del Dio affranto, Ilmater; mi disse di chiamarsi Ghealdan al’Thor e che con un po’ di riposo sarei tornato presto a camminare.
Fu un incontro importante, non solo perché mi salvò la vita ma soprattutto perché riaccese in me la speranza nelle altre razze e civiltà.
Nickademus Dundragon è un tiefling combattuto che lotta contro la parte più oscura del suo essere e contro gli incubi dell’infanzia.
Ambizioso, misterioso e riservato sul suo passato desidera diventare un grande mago che verrà ricordato nei libri e nelle ballate future, ma solo gli eventi e le prove a cui verrà sottoposto decideranno che strada percorrerà per soddisfare questa sua ambizione.
