Le ultime tre sessioni di gioco sono trascorse seguendo un’avventura made in WotC, Remains of the Empire. L’idea alla base – mia – era di sfruttarla per prendere un po’ di tempo e per introdurre una trama laterale alla campagna, una sorta di intermezzo che modificasse il ritmo della neonata storia; l’avventura selezionata mi sembrava idonea e anche carina, basata sia su combattimenti, sia su sfide di abilità miste,  alcune delle quali sociali e decisamente interessanti. Di mio ho aggiunto qualche modifica alla trama della storia (la cittadella caduta è ora netherese, non di Arkosia; i dragonidi

non erano i signori ma… beh, si scoprirà, forse, proseguendo la storia), una sfida di abilità, un po’ di interpretazione e molti rimandi alla trama principale. E’ stato un test volontario; volevo verificare quanto fossero intriganti le trame e le avventure WotC (al tavolo, non per la sola lettura) e spingermi fin alla loro implementazione nella mia campagna. Risultato: delusione.

Non è stato un esperimento positivo, da parte mia; con un testo prefissato di fronte mi trovo molto più “legato” del solito, con la tentazione costante di fare un po’ di railroading per spingere i PG là dove l’avventura lo prevede. E’, più in generale, un problema della Quarta: pur avendo anni alle spalle come master, mi trovo menomato nell’improvvisazione, perché costruire ora un incontro è molto più complesso – coinvolgente, divertente – di prima. Questo limita fortemente l’improvvisazione sul momento, quantomeno quella meccanica. Un tempo ero abituato a narrare a ruota libera, assecondando i giocatori e la storia, buttando nella mischia mostri scelti con buonsenso e adesione alla storia, inserendo parti addizionali… e così via. Molto, molto più difficile con l’attuale edizione, quasi impossibile, almeno non con la mia esperienza (che pure poco non è).Inutile dire che per un DM come sono io, ben organizzato, con un’idea centrale, ma estremamente aperto per i singoli sviluppi, improvvisatore sui dettagli, questa non sia la miglior struttura possibile per mandare avanti la campagna e divertirmi a fondo; peggio ancora, temo che questo influenzi anche i giocatori, o quantomeno la percezione che essi hanno della campagna. Ho, in definitiva, il timore che il divertimento non sia al massimo.

E’ possibile che questa avventura abbia frenato la campagna e l’entusiasmo? Si, penso di si; decisamente. Il fatto che il DM non sia del tutto a suo agio con la storia può indubbiamente condurre a questo. Se aggiungiamo all’equazione che, effettivamente, l’avventure non è propriamente delle più brillanti (anche se, per essere WotC, non va assolutamente disprezzata, anzi!), la combinazione è fatta.
Cosa ne traggo da questo intermezzo? E’ meglio se le avventure me le scrivo e me le preparo. E sarà così. Da giovedì prossimo tornerò a questi ritmi. Prendendo origine dall’attuale situazione, porterò avanti la trama a braccio, seguendo l’andamento generale della campagna, sfruttando i mille agganci (il cadavere di paladino era… home made!) e le tante vie che si aprono innanzi a noi. Spero che sia la tecnica migliore, perché l’approccio delle ultime settimane non è stato dei migliori. E spero che tenga alta la tensione dei giocatori, più di quanto accada ora.

Dicevamo delle avventure WotC? Non sono brutte e non sono fatte male, secondo me. Però – c’è sempre un però – non sono adatte al mio stile di gioco e di mastering. Devo adattarmi io? In parte. Il gioco da mille possibilità, mille strumenti e moltissime occasioni di rendere le proprie storie interessanti – genialmente interessanti – senza ricorrere a trame altrui. Lo farò. Soprattutto, attingerò ai desideri dei PG; un’idea che avevo in mente per ieri sera è caduta, purtroppo i PG non sono andati abbastanza avanti; era vagamente utopico riuscirci ieri sera, in verità, ma già dalla prossima puntata provvederò a tentare (ammesso che non prendano bivi inaspettati… e allora sarebbe ancora meglio!).
C’è,qualche bullone della campagna da registrare, ma di questo parleremo la prossima volta. Dopo il report, ovviamente.