Archive for luglio, 2010


King’s Strain

Leggere aiuta a scrivere. Leggere fa venire voglia di scrivere.
Io leggo troppo e, a questo punto, inizia a venirmi davvero voglia di scrivere. Una voglia così intensa che rischia di diventare una scimmia. Così oggi ho approfittato della giornata libera e mi sono messo d’impegno a tirare giù un racconto. Horror, brutale… brutto? Chissà.

Non lo pubblico ancora, è solo alla sua prima genesi e ha sicuramente bisogno di numerose riletture, parecchi affinamenti e, forse, anche di essere cestinato. Vedremo, vedremo. per stasera vi racconto, invece, la sua genesi.

In questi giorni sto leggendo On Writing, di King, una sorta di autobiografia del mestiere di scrittore. Libro molto interessante, davvero, soprattutto per chi ha una passione per l’argomento (persone come me, diciamo).
Durante uno degli ultimi capitoli, King presenta un simpatico esercizio che prende il via da uno spunto molto banale ma anche molto intrigante. Preleva dalla quotidianità un evento purtroppo comune, un ex marito che torna a vessare la moglie, evadendo dalla prigione dove è rinchiuso per le violenze familiari. . Poi chiede al lettore di invertire i generi e riscrivere la storia.
Una moglie che vessa il marito.

Interessante, vero?
Io ho aggiunto del mio all’esercizio. Ho trasportato questa storia nella Germania della II guerra mondiale; il protagonista è un oberst della Wehrmacht e la moglie anziché essere finita in carcere è stata gettata in un campo di concentramento per folli. Ma è fuggita.
E bracca il marito nella sua stessa casa…

Ho scritto un misto di horror, sanguinario, introspettivo: un brano di una decina di pagine che racconta questa vicenda. Pagine sufficienti, soprattutto, ad allenarmi un po’ nella scrittura.

Servirà?
Me lo saprete dire…

Prima o poi pubblicherò sul blog quel racconto; per oggi mi limito all’incipit, giusto per la curiosità. Vediamo cosa ne dite.

Herr Howitz girò la chiave nella toppa, ripassando l’elenco interminabile di incombenze che lo attendevano oltre la soglia. La giornata al Comando si era conclusa con un viaggio in compagnia di Tobby, smanioso di raggiungere i Mϋller nella loro abitazione fuori città, dove avrebbe dormito in compagnia di Etta e Hans. Un bambino di dieci anni viveva una notte del genere con un’ansia e una preparazione uniche; gli adulti perdevano questo senso di attesa incipiente con il passare degli anni, ma i bambini erano ancora capaci di stupore e meraviglia.

Ok, mi sono dilungato per tempo sulle avventure prefatte di Mamma Wizard. Ma è ora di riassumere gli aventi dell’ultima sessione, strettamente legati all’avventura sopra citata; se vi sembra che sia passato parecchio dall’ultimo report… avete ragione! ma c’è stata una settimana di pausa nel mezzo, sessione non disputata per assenza di giocatori e DM.

La pausa sullo spuntone di roccia si è trasformata in un combattimento contro un’orda di topi e pipistrelli; scontro teoricamente facile, se non fosse che il DM ha scambiato le iniziali, scambiando i topi di 3° livello con i gregari. Ci siamo così trovati con 2 gregari e 5 topi grandi come dei nani. Un affare… per i PE del gruppo! Un po’ meno per Ghealdan, che si è beccato la febbre lurida da uno dei roditori formato gigante. Punterà sulla Tenacia!
La parte più interessante è venuta dopo; all’internod ella grotta il gruppo ha rinvenuto il cadavere di un dragonide, paladino di Tyr. Egli era in cerca di un parente – forse antico, forse no – del quale possedeva le patenti di nobiltà, e aveva rinvenuto seri pericoli sulla cima del costone di roccia. Un eroe morto prematuramente, che chiede di essere seppellito assieme agli eroi della sua famiglia, nella cripta sul fondo valle.  La promessa è solenne, anche se apre una divergenza nel gruppo; Shear’vis ha una ben scarsa considerazione delle divinità della superficie, si sa, mentre il rispetto provato da Ghealdan è massimo. Lo scontro tra i frangenti è a un passo…

La scalata si conclude con facilità, mostrando al gruppo di avventurieri l’altopiano sul quale sono giunti: uno sguardo d’insieme sembra rivelare un enorme cratere da impatto, coperto di rovine al entro delle quali si staglia, solitaria, una torre sospesa.  Molti frammenti e detriti volteggiano nell’aria, in verità; l’idea che nell’area operi un’influenza netherese o simile si fa sempre più forte nel gruppo, e l’analisi delle rovine – a opera soprattutto di Nikademus – conferma i dubbi. L’ipotesi più accreditata è che l’area sia stata interessata dalla caduta di una cittadella netherese sulla cima della rocca; l’impatto è decisamente antico e la fattura sembra accostabile al periodo della caduta dell’impero. Insomma, tutti gli elementi per un interessante sviluppo.

L’esplorazione porta il gruppo al centro di un cerchio di pietre verticali e statue, dove fanno la conoscenza di uno spettro di dragonide, tormentato e guardiano. Posto a difesa dell’area, Vraek è costretto dalla sua maledizione a proteggere l’area dell’impatto; le patenti di nobiltà mostrate dal gruppo (Ghealdan) sembrano quasi convincerlo a desistere da questa difesa, ma poco combaciano con le minacce dirette (Shearvis) e, mentre l’analisi attenta dei sentimenti della creatura sembra fornire spiragli di salvezza (Altair), validi appunti storici (Nikademus) non aiutano nello smuovere la creatura dai suoi propositi (Tyra). Da un possibile successo, un catastrofico scontro. Due fantasmi emergono dal nulla, assaltando gli eroi, accompagnati da uno zombie e un manipolo di scheletri. Lo scontro non è mai troppo in bilico, salvo per l’iniziale sorpresa alle urla mortali degli spettri, ma si protrae nel tempo per la non assoluta fortuna del gruppo e una certa caparbietà di queste creature incorporee (diciamolo: dimezzare tutti i danni è davvero tosto!).
Osservazione da master: la sfida di abilità è stata persa per sfiga, ma anche perché il gruppo ha alcune carenze su determinati ambiti, come l’interazione sociale. Da rivedere…   da rivedere e ribilanciare. Dovrò farci attenzione in futuro.

Lo scontro volge però al meglio con la vittoria del gruppo, che può ora trarre un sospiro di sollievo e ripensare la sua situazione, progettare un piano e decidere come procedere. Altair vorrebbe riposare, non tutti sono concordi. Mentre la sera cala su un’altopiano coperto di maceria fluttuanti, denso di magia e intessuto dei fili stessi della materia magica dei Reami, il gruppo siede al centro del cerchio di pietre in cerca di una decisione.

Le ultime tre sessioni di gioco sono trascorse seguendo un’avventura made in WotC, Remains of the Empire. L’idea alla base – mia – era di sfruttarla per prendere un po’ di tempo e per introdurre una trama laterale alla campagna, una sorta di intermezzo che modificasse il ritmo della neonata storia; l’avventura selezionata mi sembrava idonea e anche carina, basata sia su combattimenti, sia su sfide di abilità miste,  alcune delle quali sociali e decisamente interessanti. Di mio ho aggiunto qualche modifica alla trama della storia (la cittadella caduta è ora netherese, non di Arkosia; i dragonidi

non erano i signori ma… beh, si scoprirà, forse, proseguendo la storia), una sfida di abilità, un po’ di interpretazione e molti rimandi alla trama principale. E’ stato un test volontario; volevo verificare quanto fossero intriganti le trame e le avventure WotC (al tavolo, non per la sola lettura) e spingermi fin alla loro implementazione nella mia campagna. Risultato: delusione.

Non è stato un esperimento positivo, da parte mia; con un testo prefissato di fronte mi trovo molto più “legato” del solito, con la tentazione costante di fare un po’ di railroading per spingere i PG là dove l’avventura lo prevede. E’, più in generale, un problema della Quarta: pur avendo anni alle spalle come master, mi trovo menomato nell’improvvisazione, perché costruire ora un incontro è molto più complesso – coinvolgente, divertente – di prima. Questo limita fortemente l’improvvisazione sul momento, quantomeno quella meccanica. Un tempo ero abituato a narrare a ruota libera, assecondando i giocatori e la storia, buttando nella mischia mostri scelti con buonsenso e adesione alla storia, inserendo parti addizionali… e così via. Molto, molto più difficile con l’attuale edizione, quasi impossibile, almeno non con la mia esperienza (che pure poco non è).Inutile dire che per un DM come sono io, ben organizzato, con un’idea centrale, ma estremamente aperto per i singoli sviluppi, improvvisatore sui dettagli, questa non sia la miglior struttura possibile per mandare avanti la campagna e divertirmi a fondo; peggio ancora, temo che questo influenzi anche i giocatori, o quantomeno la percezione che essi hanno della campagna. Ho, in definitiva, il timore che il divertimento non sia al massimo.

E’ possibile che questa avventura abbia frenato la campagna e l’entusiasmo? Si, penso di si; decisamente. Il fatto che il DM non sia del tutto a suo agio con la storia può indubbiamente condurre a questo. Se aggiungiamo all’equazione che, effettivamente, l’avventure non è propriamente delle più brillanti (anche se, per essere WotC, non va assolutamente disprezzata, anzi!), la combinazione è fatta.
Cosa ne traggo da questo intermezzo? E’ meglio se le avventure me le scrivo e me le preparo. E sarà così. Da giovedì prossimo tornerò a questi ritmi. Prendendo origine dall’attuale situazione, porterò avanti la trama a braccio, seguendo l’andamento generale della campagna, sfruttando i mille agganci (il cadavere di paladino era… home made!) e le tante vie che si aprono innanzi a noi. Spero che sia la tecnica migliore, perché l’approccio delle ultime settimane non è stato dei migliori. E spero che tenga alta la tensione dei giocatori, più di quanto accada ora.

Dicevamo delle avventure WotC? Non sono brutte e non sono fatte male, secondo me. Però – c’è sempre un però – non sono adatte al mio stile di gioco e di mastering. Devo adattarmi io? In parte. Il gioco da mille possibilità, mille strumenti e moltissime occasioni di rendere le proprie storie interessanti – genialmente interessanti – senza ricorrere a trame altrui. Lo farò. Soprattutto, attingerò ai desideri dei PG; un’idea che avevo in mente per ieri sera è caduta, purtroppo i PG non sono andati abbastanza avanti; era vagamente utopico riuscirci ieri sera, in verità, ma già dalla prossima puntata provvederò a tentare (ammesso che non prendano bivi inaspettati… e allora sarebbe ancora meglio!).
C’è,qualche bullone della campagna da registrare, ma di questo parleremo la prossima volta. Dopo il report, ovviamente.

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